[on air: Beth Gibbons & Rustin Man - Resolve]
Ricordo solo ora di aver dimenticato. Di aver dimenticato tutto.
Ricordo di aver dimenticato un volto, un libro, una passione, una violenza.
Lo ricordo quando per la strada ritrovo per caso un frammento.
So che il ricordo era là, sotto quel lenzuolo bianco, lo sollevo e trovo solo un moncherino mangiato dai tarli, rimane solo una macchia più chiara sul muro là dove doveva esserci il mobile.
S'è mosso, è scappato, svanito, sotterrato.
L'ho mangiato a furia di far finta di nulla, di immaginare che è stato solo un brutto sogno, di pensare che ci sono cose più importanti, di lasciar perdere certe mie fantasie.
Così una massa di cose su cui avevo attaccato il cartellino “meraviglia” le ho lasciato lontane.
Per studiare, per lavorare, per veder sciogliere la neve, per vivere.
A volte ho paura di sprofondare nella vita “normale” e di dimenticarmi di quanto tutto ciò sia straordinario.
Prendete Milano. Aggiungete la pioggia insistente e monotona, sempre.
Che brutta giornata, penserete voi. Invece no.
Mettete che la sera prima avete visto uno spettacolo a teatro di cui ancora vi girano in testa pensieri e sorrisi (Potere agli Omini!).
Poi dormite a lungo, ma solo dopo aver bevuto una tazza di rooibos mandorle e pistacchi.
Aprite gli occhi, giratevi dall'altro lato e pigronate ancora un po'. Accettate certi dolci sardi con miele e scorzette d'arancia per colazione.
Datevi appuntamento con l'amico più caro che avete e trovatelo più bello, rilassato e sorridente che mai. Camminateci insieme sotto la pioggia e parlate di qualunque cosa. Sì, anche di quella cosa lì, qualunque sia.
Ecco, provate anche voi.
A me è venuta voglia di dipingere a colori le statuine di DAS e di saltare nella stanza vuota ruotando le braccia come quando si nuota a dorso, però andando in avanti.
Succede anche a voi?
Poi venitemi a dire che è stato tempo brutto. Io non ci credo.
A undici anni vedevo il mondo con quegli occhi lì, ne sono sicura.
Sentirsi fuori posto ovunque.
Sapere tante cose ma mai “quelle importanti”.
Rispondere “sì” solo per eludere la domanda.
Mi incanta.

Però poi c'è questa sospensione, questa attesa che le cose succedano e invece poi no, tutto rimane in sordina, sullo sfondo.
Colpa mia, che al cinema voglio ancora sentirmi raccontare delle storie, invece qui si dischiude solo un mondo.
Mi dispiace un po' perché certi tocchi di regia m'hanno fatto sbavare; perché la colonna sonora, i costumi e l'ambiente fine anni Settanta mi hanno fatto sognare; perché c'è quell'accostamento di dolcezza e ruvidità che sconcerta; perché gli attori li ho visti come persone vere e non ho dubitato neanche un secondo che tutto potesse succedere.
Però non è successo e io ci sono rimasta male.
Film meraviglioso.
Però dai, la prossima volta mettiamoci pure una trama, su.
Ci conto.
In città scende la neve.
I marciapiedi da lontano sembrano lavagnette bianche su cui ognuno lascia impronte d'inchiostro grigio. Da vicino la poltiglia di neve diventa acqua ad ogni passo e crea pozzanghere larghe quanto la strada.
Cammino a bocca aperta per sentire il sapore del freddo.
- Non me l'aspettavo.
- Neanch'io.
Se solo la neve ghiacciasse, stanotte, magari riuscirei a non sentirmi come un granello di polvere. Invece succede, a volte.